“La diversità, quando da entrambe le parti c’è rispetto e dialogo, è una ricchezza”. Intervista a mons. Morosini, arcivescovo di Reggio Calabria – Locri

“La Chiesa deve mettersi accanto a tutti nello sforzo di cercare la verità sull’uomo e sul suo bene”. Con queste parole, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, arcivescovo metropolita della Diocesi di Reggio Calabria-Bova qualifica il ruolo della Chiesa nella società attuale.
Cinquant’anni di sacerdozio, (viene ordinato sacerdote nel 1969 e, dopo un lungo percorso, nel 2008 diviene vescovo di Locri Gerace), dal 2013 mons. Morosini è arcivescovo di Reggio – Bova.

Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini

Monsignor Giuseppe Fiorini Morosini

E’ una visione a 360 gradi  sul mondo quella che l’Arcivescovo ci offre con un messaggio importante, che forse tutti, al punto in cui siamo giunti oggi, dovremmo prendere in seria considerazione.

In cinquent’anni cos’è cambiato nella società e com’è mutata la Chiesa?

“In Italia notiamo l’avanzare del processo di secolarizzazione e di scristianizzazione. La nostra cultura è ormai dominata dal pensiero unico, che si impone e si vuole imporre in ogni modo. Al Sud resiste una religiosità esteriore che sembra negare tale processo, ma in realtà mostra solo alcune contraddizioni. Nella Chiesa alcuni procedono sempre più nella consapevolizzazione dell’atto di fede, dell’esigenza di una nuova evangelizzazione. La maggioranza rimane legata ad una religiosità esteriore fatta di riti e di consuetudini, spesso solo di sapore folkloristico, che stride con i modi di pensare e di agire, perfettamente allineati alla cultura postcristiana”.

Lei è nella città dello Stretto da quattro anni. Quali sono i progetti per la Chiesa reggina?

“A Reggio sono venuto con la convinzione, condivisa con le autorità vaticane che mi hanno trasferito da Locri, che avrei potuto fare poco nei previsti sette anni di mia permanenza. Sono contento di aver trovato, grazie al lavoro del mio predecessore (mons. Vittorio Luigi Mondello, ndr), una Chiesa viva, che sto cercando di impegnare sempre più nella sua organizzazione interna e nella sua opera di nuova evangelizzazione”.

Parliamo di Papa Francesco, amato, ammirato, stimato. Un  papa con idee innovative che si avvicinano molto al cambiamento che, nei secoli, ha subito la società e rispetto al quale la Chiesa viene spesso accusata di non essere al passo. Soffermiamoci su questo aspetto di maggiore apertura della Chiesa rispetto ai cambiamenti della società…

rifugiati primo piano“Il Papa ha voluto impostare il suo ministero su di una maggiore testimonianza della semplicità nella vita della Chiesa, dando molto significato ai gesti esteriori di accoglienza dei poveri e dei lontani, affinché tutta la Chiesa desse maggiore testimonianza in tal senso. E non solo la Chiesa. Una maggiore attenzione per i poveri la sta chiedendo a tutti, a chi governa soprattutto; ma si preferisce ignorare questi appelli, perché è più comodo puntare il dito solo sulle difficoltà del cambiamento della Chiesa, dimenticando le sollecitazioni forti e rivoluzionarie che il Papa sta facendo perché si cambi registro nell’economia mondiale e che si prenda veramente sul serio il problema della guerra, dell’economia solidale, della supremazia delle banche sui bisogni dei poveri, della difesa del pianeta. La stampa preferisce evidenziare quando il Papa parla del Vaticano, della comunione ai divorziati ecc.. Quale peso è stato dato all’Enciclica Laudato sii? Quasi nessuno, perché significherebbe cambiare rotta nell’economia mondiale. E questo non si è disposti a farlo”.

Cosa salva e cosa condanna della società odierna?

“Salvo tutto ciò che ha significato un progresso per l’uomo: le scoperte scientifiche, la rapidità dei trasporti, la possibilità di comunicare in tempo reale ecc. Condanno tutto ciò che è contro l’uomo e il suo vero progresso: la riduzione della sua realtà alla sola dimensione terrestre, al predominio della finanza nell’economia, una scienza staccata dall’etica, le manipolazioni culturali delle lobby di potere”.

Qual è o quale dovrebbe essere il ruolo della Chiesa nella società odierna?

“La Chiesa deve mettersi accanto a tutti nello sforzo di cercare la verità sull’uomo e sul suo bene. Deve partecipare pertanto al dibattito culturale e sociale che si instaura tra tutte le forze oggi nella società. Di suo, traccia un cammino che faccia scoprire all’uomo la sua dimensione trascendente”.

Come vede il ruolo del sacerdote nella comunità cristiana?

Un gruppo di giovani a Reggio Calabria

Un gruppo di giovani a Reggio Calabria

“Il ruolo del sacerdote è quello di stare accanto alle persone, di aiutare a fare luce su se stesse e guidarle poi, se lo accettano, in un cammino di fede, che deve essere fedele al Vangelo”.

La famiglia è probabilmente il punto cardine dal quale tutto parte. Quali sono i compiti che essa dovrebbe svolgere nella società?

“Ogni famiglia è responsabile della formazione umana dei figli; se è credente, è responsabile anche della trasmissione della fede”.

Che approccio dovrebbero avere le comunità rispetto al fenomeno della migrazione in considerazione della differenza culturale che racchiude in sé la differenza di Credo?

“Dobbiamo saper essere sempre accoglienti, ma con un progetto ben chiaro e definito di accoglienza, che significa non solo primo soccorso, ma garanzia di un percorso, che va dall’educazione dei minori che arrivano, all’immissione nel mondo del lavoro”.

Diversità: pericolo o ricchezza?

“La diversità, quando da entrambe le parti c’è rispetto e dialogo, è una ricchezza”.

Crede che la nostra identità religiosa possa essere in pericolo?

“L’identità religiosa, se la perdiamo, è perché vogliamo perderla noi, non perché vengono altri di differente religione”.

Giovani: presente e futuro della nostra società. Un messaggio per loro?

“I giovani vanno ascoltati ed accompagnati nel loro cammino. Non possono essere trattati come schiavi, senza alcun diritto. A loro voglio dire di non sentirsi mai sconfitti dalla vita, ma di cercare sempre una via di uscita. Per chi crede il mistero di Gesù morto e risorto, questa è garanzia”.

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