Una fotografia sull’accoglienza dei migranti a Reggio

Partono in clandestinità dalle coste dell’Africa, fuggono dalle tragedie delle guerre e dalla miseria affrontando veri e propri viaggi della speranza. Tra loro ci sono tanti minori non accompagnati che vogliono dimenticare i traumi della loro infanzia. Una necessità che è stata colta dalla Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da Don Benzi e presente in trenta Paesi nel mondo, che nel 2009 crea una nuova struttura al suo interno chiamata “servizio immigrazione”.

Giovanni Fortugno e Giuseppe Piacenza

Giovanni Fortugno e Giuseppe Piacenza

Per seguire l’iter formativo e attuativo a Reggio Calabria vengono incaricati Giovanni Fortugno e Giuseppe Piacenza i quali, assieme al direttore della Caritas Don Antonino Pangallo e ad altre associazioni della diocesi di Reggio – Bova, danno vita al “Coordinamento diocesano sbarchi” che opera nel porto di Reggio Calabria e ad oggi, conta circa sessanta volontari residenziali e altri giovani provenienti da diverse Nazioni che sono da supporto nei periodi di maggiore flusso. Nella cornice di questo fenomeno, i minori non accompagnati sono una categoria particolarmente a rischio. Nasce così l’idea di dar vita ad un’attività di accoglienza, susseguente a quella degli sbarchi, con una forma residenziale per i minori non accompagnati che rimanevano sul territorio di Reggio Calabria.

Viene così fondata la Casa dell’Annunziata, una struttura il cui obiettivo è quello della formazione e dell’integrazione. “All’inizio, ha detto Giovanni Fortugno, responsabile per l’immigrazione della Comunità Papa Giovanni e della Casa, non è stato facile neanche per le istituzioni gestire tutti i minori che arrivavano, perché non si era pronti a sopperire ad una tale ondata di sbarchi. Così abbiamo pensato che, per dare una risposta concreta al problema, le case di accoglienza dovessero avere determinati requisiti, con la creazione di percorsi educativi per i minori indipendentemente dal tempo della loro permanenza. Non bisogna aspettare il loro trasferimento – ha evidenziato – ma si deve agire già da subito, perché il sistema accoglienza è congestionato; non ci sono posti e vi è il rischio, come successo nelle strutture di Archi e allo Scatolone, che non si possa rispondere alle necessità primarie”.
Foto Casa dell'AnnunziataLa Casa dell’Annunziata è una delle poche strutture autorizzate al funzionamento da parte della Regione Calabria. Data in gestione dalla diocesi di Reggio – Bova, è stata aperta nel 2015. Ad oggi ospita dodici minori non accompagnati di varie nazionalità (Egitto, Guinea, Gambia), che sono assistiti costantemente da due membri della Comunità Papa Giovanni, da due volontari che vengono dalla Toscana e dal Piemonte e da figure professionali (assistente sociale, psicoterapeuta, mediatore culturale) che li accompagnano nel percorso educativo. Inoltre, vi sono due tirocinanti in formazione, ragazzi sbarcati a Reggio quattro anni fa che hanno seguito il percorso ed ora fanno da interpreti e sono inseriti in progetti di tirocinio educativo. I minori ospitati che hanno compiuto tredici anni frequentano la scuola “Montalbetti”. Tutti vengono monitorati dal punto di vista sanitario e, grazie al lavoro svolto con l’Asp reggina, sono in possesso di tessera sanitaria. La loro giornata, oltre alla frequenza scolastica, è ricca di numerose attività svolte assieme ai loro coetanei appartenenti ad altre associazioni e gruppi scout. La didattica è incentrata sull’alfabetizzazione, sulla lingua e, soprattutto, sulle regole del vivere comune.
Migranti-canale-di-SiciliaI numeri degli sbarchi hanno indotto la Comunità Papa Giovanni, che fa da capofila, a costituire assieme ad altre realtà del territorio un’Associazione temporanea di scopo (Filoxenia) che lavora in convenzione con la Prefettura. Sono state create tre nuove strutture come la Casa dell’Annunziata, gestite direttamente dal Cereso, dalla parrocchia S.Nicola di Bari S. Maria della Neve di Cannavò e dall’associazione Arakhi.
Nel 2016 sono sbarcati a Reggio 1800 minori non accompagnati. Dall’inizio del 2017 ad oggi, in solo tre sbarchi sono arrivati 240 minori su un totale di 1400 stranieri.
“Negli ultimi due anni, ha concluso Fortugno, abbiamo fatto sette ricongiungimenti alle famiglie di ragazzi tra i cinque e i sette anni grazie alla rete di collaborazione con Questura e Prefettura. Altri ragazzi sono stati adottati, qualcuno si è inserito nella famiglia della Comunità”.
Ma non sempre il percorso ha aiutato questi minori. Alcuni di loro sono scappati e sono tra coloro che mancano all’appello e di cui si sono perse le tracce. Alla fine, è proprio questo dramma che si vuole evitare.

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