“Competenza e generosa dedizione ai malati”. Le parole di Papa Wojtyla per il medico calabrese che gli salvò la vita

13 maggio 1981, piazza San Pietro, attentato contro Giovanni Paolo II. Un’immagine scolpita nella memoria di milioni di cattolici, un ricordo intriso di paura ed angoscia per le sorti del Santo Padre. Ma quel giorno il Pontefice incontrò le cure professionali ed amorevoli del professore Francesco Crucitti, a capo dell’equipe che, al policlino ‘Gemelli’ di Roma, lo operò sotto lo sguardo apprensivo del mondo.

professore Francesco Crucitti foto di www.spigc-italia.it

professore Francesco Crucitti foto di www.spigc-italia.it

Un figlio illustre di Reggio Calabria Crucitti, un chirurgo preparato, scrupoloso, attento, che, per altre due volte, dopo il grave ferimento, ha incrociato il suo destino medico con quello di Karol Wojtyla, tanto da essere identificato, anche tra l’opinione pubblica, come  ‘il chirurgo del Papa’. Il medico calabrese, infatti, lo sottopose a due interventi chirurgici: nel 1992, a causa di un tumore benigno al colon e nel 1996 a seguito di un’appendicite. Francesco Crucitti era nato in riva allo Stretto nel 1930 ed è scomparso, poco prima di compiere 68 anni, nell’agosto del 1998. Le cronache del tempo ci raccontano della visita di cordoglio compiuta da Giovanni Paolo II alla famiglia, delle sue parole di stima ed affetto nei confronti di colui che lo ebbe in cura in diverse occasioni, salvandogli la vita. Allora Wojtyla parlò della “nota competenza e generosa dedizione ai malati” e si dichiarò “riconoscente per la premurosa attenzione” che il professore seppe riservargli. Dichiarazioni che tradiscono la natura del rapporto instauratosi nel corso degli anni e riprese all’epoca da numerose ed autorevoli testate italiane ed internazionali.

Papa Giovanni Paolo II e il professore Francesco Crucitti

Papa Giovanni Paolo II e il professore Francesco Crucitti

Le stesse, solo dopo la morte di Crucitti, diffusero la notizia che il medico, durante l’ultima operazione che dovette subire il Pontefice, lavorò, secondo quanto evidenziato da fonti interne all’ospedale, sostenuto da un busto poiché già colpito dal male che lo avrebbe stroncato un paio d’anni dopo.  Resoconti storici che ci consegnano, dunque, la figura di un uomo dalla indubbia abnegazione, dall’indiscussa abilità, dal costante impegno. Sebbene la fama di Crucitti raggiunse l’apice proprio in occasione dell’evento tragico occorso al Santo Padre, egli riuscì a costruire una carriera encomiabile che, già nel 1960, quindi appena trentenne, gli fruttò il premio “Operosità Scientifica”, il primo di una lunga serie di riconoscimenti per la sua instancabile attività di scienziato, iniziata con la specializzazione a Padova e proseguita, a partire dal 1966, al neonato policlinico “Gemelli” della Capitale. La gratitudine per l’immenso lavoro svolto nell’ambito sanitario romano oggi è testimoniata dalla via che, nel 2008, gli è stata intitolata proprio nei pressi dell’ospedale in cui lavorò per la maggior parte del suo tempo. Anche tra le indicazioni proposte dalla Commissione ad hoc per la nuova toponomastica di Reggio Calabria, e recepite recentemente dalla Giunta comunale reggina, figura una strada dedicata proprio all’instancabile chirurgo dal curriculum eccezionale.PREMIAZIONE CRUCITTI FOTO DI calabriamica.org Tra le altre iniziative si potrebbe citare la Surgical Research Association “Francesco Crucitti”, associazione di ricerca nata a Catanzaro nel 2011 e composta da laureandi e laureati in medicina e chirurgia dell’Università ‘Magna Graecia’, mentre  la Società Polispecialistica Italiana dei Giovani Chirurghi nel 2002 ha istituito un premio “Francesco Crucitti” da assegnare ad un chirurgo italiano under 40.  Tante testimonianze, quindi, di come l’opera del Crucitti sia ancora d’esempio nonostante siano trascorsi quasi 20 anni dalla sua scomparsa, e come questa sia stata non solo confermata da significative esperienze accumulate anche in ambito universitario e nelle maggiori società chirurgiche italiane, ma anche dalle relazioni umane che egli riuscì ad intessere nel suo articolato percorso professionale.  Un palmares, quello del professore Crucitti, che si è concretizzato fuori dai confini della sua città di origine, con la quale però, così come afferma chi lo ha conosciuto, non ha mai sciolto i legami. Un vincolo sempre forte e profondo che lo portava spesso a vivere colori e atmosfere della sua amata e mai dimenticata Reggio Calabria.

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